Emiliano Frediani

Fonico, audio editor e sound designer

Tutto è iniziato nel 2001: avevo 10 anni e un fratello maggiore che ascoltava i Metallica. Come fanno i bambini presi sul serio l’idea di diventare una rock star e iniziai a studiare chitarra. La tesi presentata all’orale del diploma, da perito meccanico all’ITIS, parlava di componentistica elettrica e leggi fisiche che permettono la trasduzione di una vibrazione di una corda metallica immersa in un campo magnetico in un segnale elettrico che, preamplificato da una testata Marshall, si trasformava in un potentissimo assolo in grado di sfondare i 4 coni da 12” che hanno scritto la storia della musica. Uscito dall’ITIS, con 4 band e un EP alle spalle, mi iscrissi al conservatorio con grandi speranze che sorreggevano mastodontici sogni e un considerevole budget investito in chitarre e mezzi di amplificazione. Purtroppo per i miei sogni, le otto ore (minime) di studio quotidiano hanno causato più danni che altro alle solide fondamenta dei miei sogni perché appena mi diplomai presi la saggia decisione di comprare un sassofono tenore, che vendetti un paio di mesi dopo. Nonostante tutto, gli anni da musicista, hanno fatto si che spendessi la maggior parte del mio tempo libero in sale di incisione e studi di post produzione audio che, pian piano, hanno trasfigurato i miei sogni di gloria in una più moderata passione per la cura della qualità dei suoni. A questo punto quale strada potevo percorrere? Continuare a studiare e laurearmi ancora una volta in tecnologia del suono. Siccome sono sempre stato un malato di cinema, fu durante i primi anni di conservatorio che misi le mie capacità musicali al servizio delle immagini producendo qualche musichetta per le immagini in un piccolo home studio abbozzato nella mia cameretta sognando Hans Zimmer e John Williams e da li non smisi più di produrre audio. Nei miei “tempi moderni” non compongo più ma mi dedico maggiormente al sound design, alla creazione di foley, all’incisione di voice over e doppiaggi e alla post produzione in generale di colonne audio per media lineari. Ho esili esperienze di programmazione e implementazione “in game” ma non pratico professionalmente. Nell’Aprile del 2017, poco prima della seconda laurea, decisi che era l’ora di smettere di fare finta e iniziare a fare sul serio e decisi di racimolare i clienti con cui avevo collaborato fino a quel giorno e aprire una partita IVA e fu proprio grazie a quella mossa che mi misi d’impegno a cercare di crescere sia economicamente che lavorativamente. Aprii finalmente Draw The Invisible, studio nel quale lavoro tutt’ora.  Il nome deriva direttamente dal termine - sound design - disegnare il suono, qualcosa di invisibile, in modo da renderlo quasi tangibile, per dare vita a immagini mute. Tutt’ora il sound design è una passione di cui non posso fare a meno e spero che faccia parte della mia vita fino a quando avrò la forza di accendere un computer perché, nonostante tutto, riesce sempre a darmi enormi soddisfazioni.

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